Intervista a Pino Maniàci

Un veloce scambio di battute con Pino Maniàci, ad Urbino giovedì prossimo, 11  novembre (Facoltà di Sociologia, via Saffi 15, ore 15) per il secondo incontro all’interno del convegno Storie che non devono essere raccontate. Il giornalismo minacciato  (https://giornalismominacciato.wordpress.com). Una telefonata di pochi minuti, interrotta più volte: il Tg3, Radio Popolare e altri ancora l’hanno cercato mentre parlavamo con lui. Giovedì porterà la sua voce al pubblico di Urbino, insieme ad altri giornalisti impegnati già finiti nel mirino della criminalità organizzata: Arnaldo Capezzuto, Agostino Pantano, David Oddone (modera l’incontro Stefano Lamorgese, giornalista di Rainews24).

Neanche un mese fa, il 19 ottobre (vedi i precedenti post, il primo dei quali https://giornalismominacciato.wordpress.com/2010/10/19/nuove-minacce-a-pino-maniaci ), lei ha ricevuto altre minacce, le ultime di un lungo elenco.

“Ormai ci ho fatto il callo, ci sono abituato. L’aspetto più preoccupante di questo ultimo episodio è il riferimento esplicito alla mia famiglia. Ma noi non ci arrendiamo. Con i miei famigliari ci siamo riuniti e ne abbiamo discusso. Andremo avanti con il nostro lavoro, a raccontare quello che avviene continuamente nei nostri territori. Proprio in questi giorni stiamo organizzando una marcia contro la mafia a Partinico, e in questo periodo c’è un fenomeno in atto che dobbiamo seguire: molti mafiosi stanno uscendo di galera perché hanno scontato il loro debito con la giustizia, ma purtroppo stanno tornando alle loro posizioni di comando e alle loro attività illecite…”

Lei giovedì verrà ad Urbino, una realtà lontana dalla Sicilia e con molte differenze. Qual è la cosa più difficile da raccontare a chi non conosce direttamente, subendola, la realtà criminale mafiosa?

“In effetti Urbino è lontana più di mille miglia dalla Sicilia! E questo fa sì che molte persone, molti ragazzi soprattutto, non abbiano gli strumenti per rendersi conto della realtà mafiosa, per essere consapevoli di cosa significhi subirla. Io giro molto per l’Italia, e devo ammettere che da Roma in sù parlare di mafia e criminalità organizzata è molto difficile. Ormai ho accumulato una certa esperienza, so come farmi capire, ma certo non è facile. In realtà negli ultimi anni tutti si sono resi conto che la mafia non c’è solo in Sicilia o nel meridione: c’è a Roma come a Milano, al nord come al centro, ed anche a Urbino è possibile che esponenti criminali abbiano instaurato messo le mani su qualche attività redditizia.”

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