Giornalismo Minacciato – La cronaca del convegno / 3 – Pino Maniàci

Pino Maniàci, dopo alcune battute scherzose introduttive, lancia una provocazione al pubblico di Urbino, rivolgendosi ai giovani studenti urbinati: “Ma voi qui a Urbino che cavolo ne capite di mafia? Dobbiamo parlare di quello che tutti i giornalisti con il tesserino dovrebbero fare – non facendo il copia e incolla da computer, che non si limitano ai lanci di agenzia, ma che si vanno a cercare le notizie – ovvero raccontare sul serio. Noi a Tele Jato facciamo i nomi e i cognomi dei mafiosi che girano per strada. Ma, attenzione, la mafia c’è anche a Urbino, non facciamo finta di non vedere. O forse c’è proprio un problema culturale, per cui non si è capaci di distinguere, di riconoscere la mafia, che magari minaccia il nostro negoziante”.

“Bisogna scegliere di avere le pezze al culo! Nella nostra redazione siamo costantemente sotto minaccia. A volte scendo al bar, io insieme alla mia scorta, e mi ritrovo il boss di cui ho appena parlato al telegiornale! E quello mi fa: “Ti sei divertito? Perché non ti metti un tappo in bocca e uno in culo?!?” e se ne va. Ma noi dobbiamo denunciarli, diventare giornalisti e cittadini responsabili.

In questi giorni molti imprenditori vengono colpiti a Partitico: siccome si sono ribellati al pagamento del pizzo, ora i mafiosi bruciano le loro macchine!”.

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  1. Pingback: Matteo Finco

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