Giornalismo Minacciato – La cronaca del convegno / 6

La seconda giornata del convegno comincia con l’introduzione di Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno per l’informazione e fratello di Giovanni, giornalista ucciso a causa del suo lavoro. Poi prende la parola Luciano Mirone, che racconta la sua esperienza professionale, el’iniziale folgorazione per il giornalismo, con la scoperta della testata I siciliani (fondatada Giuseppe Fava, altra vittima delle criminalità). “Non è importante che tu sia un giornalista professionista, che tu abbia o no il tesserino, l’importante è che tu abbia idee e storie da raccontare, e che sappia farlo” dice Mirone. Quindi comincia a ricordare una serie di giornalisti uccisi, cercando di mettere in luce il senso più profondo di ogni storia. Parla al pubblico di Urbino di Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Mauro Rostagno e altri ancora: storie che ha raccontato, riesaminandole a fondo, nel suo libro Gli insabbiati: storie di giornalistiuccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza (Castelvecchi, 1999, nuova edizione 2008). Poi è il turno di Mariangela Gritta Grainer, portavoce dell’associazione Iliaria Alpi. Della giornalista uccisa nel 1994 a Mogadiscio narra gli aspetti più controversi ea ncora, a distanza di sedici anni, non chiariti: “Non c’è ancora una verità giudiziaria sulla vicenda” precisa. Riccardo Orioles chiude il giro di interventi, prima delle domande del pubblico e del ricordo di un altro giornalista, ucciso dalla camorra venticinque anni fa, Giancarlo Siani.

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